Il primo orgasmo tantrico della mia vita.

Era successo solo una volta, a 18 anni. Poi quel piacere non l’avevo più ritrovato. E l’insoddisfazione cominciava a pesare sulla nostra vita di coppia. Finché il mio compagno ha avuto un’idea: iscriverci, insieme, a un seminario.

Di Gilda (Gilda è uno pseudonimo perché la protagonista di questa storia vuole restare anonima. Testo raccolto da Sofia Parisi)

La prima volta che ho avuto un orgasmo avevo 18 anni. Non so come sia successo: non me lo aspettavo e non avevo i mezzi per capire come ci fossi arrivata. Poi, però, più niente. Di sensazioni piacevoli durante il sesso ne avevo sempre, ma non era la stessa cosa, non sentivo quella scossa, quel fuoco. Ci sono riuscita, di nuovo, quindici anni dopo. Grazie al tantra e grazie al fatto che finalmente ero riuscita ad affrontare, e risolvere, i miei tabù.
Di blocchi mentali ne avevo sempre avuti parecchi. Colpa della mia educazione, di tutti quegli anni (tanti, tra scuola dell’infanzia, elementari e medie) passati in istituti guidati dalle suore. Avevo difficoltà a lasciarmi andare, tante sere quando il mio compagno mi cercava io mi nascondevo dietro le solite scuse. Mal di testa, stanchezza. Così finivamo per addormentarci ognuno dal suo lato del letto. Non era colpa sua: nemmeno con i compagni precedenti ero riuscita a rivivere quella sensazione che mi aveva sorpresa quando ero poco più di un’adolescente.

Il tantra, dalla respirazione agli esercizi fisici, ha cambiato il mio approccio verso il sesso e così sono riuscita a risolvere il mio problema.

Mi concentro sul mio respiro, mi lascio andare e mi faccio trascinare dall’energia e dall’eccitazione. Le sensazioni che provo diventano più forti e arrivano in ogni estremo del mio corpo, l’orgasmo viene da sé senza che io ci pensi o che io mi sforzi di cercarlo. Oggi ho 37 anni, e già da qualche anno, da quando sono riuscita ad avere il mio secondo orgasmo, il piacere fisico non è più un obiettivo: ora quando sono a letto penso solo ad ascoltare il mio corpo e a seguire le sue indicazioni. Prima, invece, restava tutto nella testa.

La svolta è arrivata tre anni fa grazie a un dvd. Una sera Stefano, il mio compagno, è tornato a casa con una confezione sigillata e mi ha chiesto se dopo cena mi andava di guardarlo con lui. Pensavo a un film, invece era un documentario sul tantra, la disciplina indiana che traccia una via spirituale e fisica per l’unione fra l’uomo e la donna. Il video era tutto centrato sul sesso tantrico. Non sono rimasta sorpresa: che nella sfera sessuale tra noi mancasse qualcosa non era un mistero, ne avevamo parlato spesso.
Ci eravamo messi insieme tre anni prima, quando io avevo appena superato i 30. Convivevamo da un po’ e avevamo anche già avuto una figlia, che all’epoca aveva appena compiuto un anno. Problemi veri e propri, in effetti, non pensavamo di averne. Però eravamo entrambi scontenti: c’era qualcosa che non funzionava e non riuscivamo a trovare il modo di ritrovarci e di affrontarla insieme. L’intimità fra noi era uno degli aspetti di questa crisi. Seduta sul divano, davanti alle prime immagini del dvd (spiegazioni su come respirare e posizioni da sperimentare) ero nervosa e un po’ in ansia. Ma mi sono detta: «Devi farti forza. Continua e vedi cosa succede».

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Ho provato la stessa cosa quando mi sono trovata nell’atrio dell’hotel per il “weekend di assaggio”. Perché dopo aver visto il dvd sia io che il mio compagno ci siamo incuriositi e abbiamo deciso di passare dalla teoria alla pratica, iscrivendoci a un seminario di due giorni gestito dall’istituto di tantra e counseling Maithuna. Certo, un’idea di cosa ci aspettava me l’ero fatta proprio guardando il dvd: respirazione, esercizi fisici. Per il resto, era davvero un’incognita che mi spaventava e m’innervosiva. Stefano era più agitato di me, ma ormai eravamo lì, e abbiamo scelto di andare avanti.
Dal punto di vista fisico gli esercizi che ci venivano proposti non erano difficili: abbiamo imparato a respirare con il diaframma e poi a collegare il respiro con i movimenti del bacino. La vera difficoltà riguardava la mente. Non riuscivo a lasciarmi andare e dovendo comunicare con il corpo (e con le aree genitali, poi!) non potevo proprio raccontarmi bugie: se una cosa non mi andava di farla, me ne accorgevo subito. Niente più scuse come stanchezza o mal di testa, i tabù me li sentivo addosso e non potevo far finta che non esistessero.

Quella prima sera il passaggio più difficile da gestire sono stati gli esercizi in coppia, ma con partner diversi. Io ho fatto un esercizio con un altro uomo e Stefano con un’altra donna: dovevamo sederci l’una sopra l’altro e spingere i bacini uno contro l’altro, simulando i movimenti di un rapporto sessuale. Io ero arrabbiata e gelosa mentre lo vedevo insieme a un’altra, e anche lui era deluso dal fatto che io fossi apparentemente a mio agio con un altro uomo.

In quel primo weekend non è successo niente di speciale, neanche a letto. Ma sono affiorate problematiche che adesso mi sentivo capace di affrontare. Compreso il nodo dell’orgasmo: sapevo che potevo averlo, in fondo era già successo, tanti anni prima. Solo che non sapevo come fare per arrivarci nuovo, e durante il sesso continuavo a pensarci e a ripensare a come riavvicinarmi a quella sensazione. Ma è stato proprio quando ho smesso di avere quel pensiero fisso che ci sono riuscita di nuovo. Ora sento solo l’energia che sale e che arriva in ogni punto del mio corpo, e più l’eccitazione aumenta più so che, dopo, l’orgasmo sarà forte e intenso. A volte invece ricado nei vecchi schemi mentali e non riesco a lasciarmi andare. Allora è il mio compagno, che è sempre stato più libero di me da questo punto di vista, a spingermi ad andare avanti. La differenza rispetto a prima è che adesso so come posso arrivare al massimo del piacere, ed è questa sicurezza che ha cambiato del tutto il mio approccio al sesso.
Anche con Stefano, ormai, è tutto diverso: di sera niente più mal di testa, ci cerchiamo a vicenda. Sperimentiamo, cerchiamo di sentire il corpo in vari modi. E pensare che, dopo quel primo weekend e i primi corsi, per un periodo ci eravamo lasciati, scegliendo però di continuare a frequentare i seminari insieme. Man mano che affrontavo i miei tabù mi riavvicinavo a lui, fino al momento in cui abbiamo deciso di ritornare insieme. A letto e nella vita. Adesso aspettiamo il secondo figlio, che nascerà fra pochi mesi.

Lasciarsi andare

Parla Fabrizio Quattrini, psicoterapeuta e sessuologo, presidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia di Roma.

  • Il primo consiglio è capire le proprie potenzialità: tante donne non ascoltano le sensazioni che il corpo rimanda. E prima ancora dovrebbero imparare a conoscere l’area genitale e pelvica, sulla quale ci sono ancora tanti falsi miti. Il punto G, per esempio: tanti pensano che sia una sorta di “pulsante” da schiacciare per avere l’orgasmo, invece è semplicemente un’area che risveglia il piacere.
  • Non è facile mettere da parte le ansie del quotidiano. Ma è una delle condizioni necessarie per vivere il piacere in modo più completo.
  • Respirare col diaframma: si ritrova in tante pratiche che cercano l’armonia tra corpo e mente. Focalizzarsi sul proprio respiro, poi, aiuta anche a calarsi nel presente e a lasciarsi andare con più facilità.
  • Utilizzare il perineo: capire dov’è l’area perineale e riconoscere le sensazioni che rimanda aiuta le donne a integrare la conoscenza di se stesse.

Fonte: La Repubblica

Disclaimer: Questo articolo non e' destinato a fornire consigli medici, diagnosi o trattamento.
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