“Come faccio a dire ai miei figli di fidarsi dello Stato?”

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Una nuova perizia medico legale sulla morte di Stefano Cucchi ipotizza che il decesso sia legato all’epilessia, ma riconosce anche le lesioni alla colonna vertebrale sul corpo del 31enne romano. La sorella, Ilaria, ci ha spiegato che si tratta di «un passo avanti in direzione della verità». E ci ha raccontato che cosa le manca di più di suo fratello.

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Un «passo avanti in direzione della verità». Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, trovato morto a 31 anni, il 22 ottobre 2009, in una stanza del reparto protetto dell’ospedale Sandro Pertini di Roma, commenta così la nuova perizia medico legale sulla morte del fratello.

«I periti hanno formulato l’ipotesi – spiega – che il decesso sia legato all’epilessia, causata dalle condizioni fisiche in cui era ridotto Stefano. Dall’altra parte hanno riconosciuto le molteplici lesioni alla colonna vertebrale, e quindi l’ipotesi che la morte sia una conseguenza del pestaggio. I periti dicono che mio fratello non è morto per la frattura a schiena, e infatti è chiaro che se avesse ricevuto anche le cure più basilari e se gli avessero svuotato il catetere si sarebbe salvato, ma questo non esclude la responsabilità delle lesioni».

Secondo Ilaria, «con una perizia così, pur con tutte le contraddizioni, abbiamo ottime possibilità di vedere processati gli indagati per omicidio preterintenzionale. Io e il mio avvocato Fabio Anselmo ne siamo convinti».

Siete soddisfatti?

«Soddisfatti no, sarebbe troppo, ma questa perizia conferma quello che noi sosteniamo da sempre. Oggi abbiamo dalla nostra parte un’indagine della Procura che parla di un violentissimo pestaggio, una serie di indagati che ci forniscono il racconto di quello che è successo pensando di non essere intercettati e, adesso, anche la perizia. Se poi l’avvocato degli indagati è ancora convinto che i suoi assistiti saranno prosciolti, gli do appuntamento in tribunale».

Come ha spiegato ai suoi figli quello che è successo?

«È stato complicato. Molto difficile riuscire a spiegare che non tutte le persone che fanno parte delle Forze dell’Ordine sono come quelle che hanno compiuto soprusi terribili su Stefano. Quelle sono una minoranza. Le altre sono persone oneste che lavorano in condizioni spesso difficili. Ma non sempre so spiegare perché prendono le parti di quei violenti che hanno massacrato mio fratello».

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L’hanno accusata di avere infangato le Forze dell’Ordine.

«Io sono convinta invece che siano certi sindacati a infangare i colleghi, quando non prendono le distanze da chi compie quegli abusi. Io non voglio credere che gli onesti si identifichino con chi ha picchiato Stefano».

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Che cosa le manca di più di Stefano?

«Il suo sorriso: a dispetto di quello che viene detto di lui, era un ragazzo che ci riempiva la vita. La nostra era una famiglia unita anche nelle difficoltà: lo siamo stati anche quando abbiamo affrontato i momenti più complicati, con la consapevolezza di potercela fare, insieme. Poi, all’improvviso, ci è stata tolta quella possibilità».

Che cosa le fa più male?

«L’idea che sia morto da solo. Quando mi metto a letto e chiudo gli occhi, spesso penso a quei giorni, a come deve essersi sentito Stefano. Nessuno gli avrà detto che i miei genitori erano fuori dalla porta, a chiedere continuamente notizie di lui».

Dicono che Stefano non fosse collaborativo.

«Sfido chiunque a fare il simpatico mentre muore dal dolore. Chiederei a tutti di provare a guardare oltre il pregiudizio, a vedere le persone come esseri umani, con una famiglia, un vissuto, degli affetti».

Dopo tanti anni, siete riusciti a trovare un po’ di serenità?

«La serenità è qualcosa che non ci appartiene e non ci apparterrà più. Forse un giorno ci sarà modo di piangere e elaborare il lutto. Finora siamo stati troppo impegnati di farci carico di quella che è stata una vera e propria battaglia, che mai avrei immaginato possibile. Quella contro uno stato in cui hai fiducia e che all’improvviso ti volta la faccia perché incapace di giudicare se stesso e le proprie azioni. Facciamo tutto questo per dare voce a persone che non ne hanno. Il percorso, iniziato nel nome di Stefano, riguarda il rispetto per tutti gli esseri umani».

Quando le manca di più suo fratello?

«Quando guardo negli occhi i miei figli: loro avrebbero dovuto conoscerlo. Sapranno di Stefano dai miei racconti, ma cresceranno senza di lui».

Che cosa avrebbe detto Stefano di questa situazione?

«Di andare avanti. Pochi giorni dopo la sua morte, mio fratello apparve in sogno a Paolo, il mio migliore amico. E si raccomandò: “Dì a mia sorella che adesso sto bene, ma che lei deve andare avanti. Non ci sarà mai giustizia per la mia morte, ma quello che farà per me servirà per tanti altri”».

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Fonte: Vanity Fair

Disclaimer: Questo articolo non e' destinato a fornire consigli medici, diagnosi o trattamento.
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