Lascia il marito, ma dopo aver letto questa lettera torna da lui.

La storie di divorzio, oggigiorno, sono sempre più comuni e possono essere uno dei capitoli più tristi per una famiglia. A volte, sembra davvero che non ci sia altro da fare, eppure, è possibile che una profonda saggezza e un moto di onestà si palesino proprio nel momento giusto:

“Sono stata sposata più a lungo che ho potuto. Quando mio marito Bill ha lasciato il lavoro, ho preso le mie cose, il nostro bambino di 14 mesi e sono andata via di casa.

Sono arrivata da mia madre in preda alle lacrime e piena di rabbia. Le ho raccontato tutto, annunciandole, isterica, la mia decisione di essere indipendente.

L’unica cosa che lei mi ha detto è stata: “Prima di lasciarlo, devi fare una cosa per me, per favore”.

Mi ha chiesto di disegnare una linea verticale su un foglio di carta, a sinistra ho elencato tutti i difetti di mio marito, tutto quello che nel corso degli anni mi aveva fatto diventare matta. Dall’altra parte, pensavo avrei dovuto elencare le sue qualità, per cui mi sono davvero concentrata nello stilare la lista di tutto quello che in lui non andava:

Non raccoglie mai i vestiti dal pavimento, non mi dice mai dove stia andando, si addormenta in chiesa, si soffia il naso troppo fragorosamente, non mi compra mai regali, sputa per strada, è povero, lava i suoi vestiti tutti insieme, non mi aiuta mai con i piatti, non mi parla mai apertamente, non mi dà attenzioni sufficienti… e la lista continuava.

Una volta terminato, era sicura che nessuna donna sarebbe potuta rimanere con un uomo del genere. “Adesso vuoi che scriva a destra le sue qualità, vero mamma?”. “No”, mi ha risposto. “So cosa ha di buono, perché non descrivi come reagisci ai suoi difetti? Come ti senti?”.

Non è stato facile. Mi sono dovuta guardare dentro e da fuori. Ho iniziato a rifletterci e ho poi ho scritto come mi sentivo:

Ho la faccia arrabbiata, lo guardo con disgusto, piango, divento isterica, me ne vergogno, gli urlo contro, lo voglio lasciare, penso che non mi meriti… e via così.

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Quando ho finito, mia mamma è venuta da me, ha preso il foglio e lo ha diviso a metà. Lei ha preso quello con i difetti di mio marito, e mi ha dato l’altra metà: “Vai a dormire, piccola”, mi ha detto. “Domani mattina ripensa a quanto hai scritto e vai da Bill. Baderò io al bambino. Prova a focalizzarti sulla tua metà di foglio e se vorrai ancora lasciarlo, torna pure qui, io e tuo padre ti aiuteremo”.

Il mattino dopo ho letto la lista che, senza i difetti, suonava orribile. E mi sono accorta di quanto fossi stata sgradevole. Non c’era nulla di cattivo nei suoi difetti, ma nel mio comportamento sì. Mi sentivo soffocata dalla rabbia e non mi ricordavo più di quanto fossi fortunata ad avere Bill vicino. Non era perfetto, ma era un brav’uomo dal cuore grande. Adesso l’idea che mi fossi sentita pronta a lasciarlo mi terrorizzava. Non era importante quello che mio marito faceva, era la mia reazione a contare: questa realizzazione mi ha cambiato la vita.

Ho preso mio figlio e siamo tornati a casa. Bill ci ha trovato lì e vorrei dire che mio marito è cambiato, ma non è così. Sono molto grata a mia madre per aver salvato la nostra famiglia.

A Bill è stato diagnostico l’Alzheimer all’età di 49 anni. E sembra che, col tempo, sia sparito dal suo mondo. Ha smesso di lavorare e io ho iniziato a prendermi cura di lui. Una volta mio figlio mi ha chiesto: “Mamma, cosa succederà quando papà non si ricorderà più di noi?”. Gli ho risposto: “La cosa importante è che noi ci ricorderemo di lui: di quanto ci ha voluto bene, di quello che ci ha insegnato e di quanto ci ha amato”.

Becky e Bill sono stati sposati per 29 anni.

Essere onesti e aperti con se stessi richiede una certa dose di coraggio. Ma è l’unico modo per migliorare la propria vita. La storia di Becky non è certo quella di tutte le coppie, ma ciascuno può guardare a che tipo di reazioni ha, rispetto all’altro. C’è sempre qualcosa da migliorare.

Fonte: Per Davvero

Disclaimer: Questo articolo non e' destinato a fornire consigli medici, diagnosi o trattamento.
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